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Migrazioni

Sea Watch 3: l’Unione Europea è assente di nuovo

Mentre scrivo 47 migranti si trovano a bordo di una nave ferma dal 24 gennaio a largo delle coste di Siracusa, chiedendosi per quale strano motivo non possano approdare su una terra che possono quasi toccare con mano da tanto che è vicina. Fra loro, sembra che ci siano (sebbene sia tutto da accertare) anche tredici minori non accompagnati. I passati di queste persone sono i più vari. Lo scorso 27 gennaio tre parlamentari, Riccardo Magi (Più Europa), Nicola Fratoianni (Liberi e Uguali) e Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) sono saliti a bordo della nave dove sono rimasti per alcune ore, cercando di raccogliere alcune storie. Tra gli altri, c’è un ragazzo di 26 anni della Gambia che racconta di essere stato torturato con tagli sulle braccia nei centri di detenzione libici da dei trafficanti in cambio di un riscatto che la sua famiglia non poteva pagare. Dopo essere stato curato in un ospedale, ha provato a tornare nel suo paese, dice, ma dalla Libia non c’è nessun modo di tornare indietro, e così ha provato ad attraversare il Mediterraneo. “Quando queste persone ci hanno salvato in mezzo al mare eravamo così felici”; ora invece si chiedono perché sono bloccati nel mare, al freddo, con poco cibo e acqua.

Stando alle affermazioni della guardia costiera italiana, il 19 gennaio la Sea Watch 3, una nave che batte bandiera olandese, ha soccorso i migranti nelle acque libiche, avvicinandosi poi alla acque territoriali italiane a causa di condizioni meteo avverse; gli è stato così assegnato un punto di fonda a largo delle coste di Siracusa, coste che però queste persone non possono toccare perché il Ministro degli Interni Matteo Salvini non concede loro l’approdo. “I porti italiani sono chiusi”, è questo lo slogan della gestione migratoria di questo governo. E quindi, che ne è di quelle persone ferme in mezzo al mare al freddo, in condizioni sanitarie precarie? “Se li prenda l’Olanda”, dice sempre Salvini. Il vicepremier ha infatti inviato una lettera al governo olandese in cui lo invita a farsi carico dei migranti e a trasferirli sul suo territorio, dato che la nave che li ha soccorsi batte proprio la bandiera dei Paesi Bassi. C’è da precisare però che a livello legislativo non c’è nessuna norma che preveda necessariamente una manovra di questo tipo.

E il governo olandese si è approfittato di questa mancanza: il ministro per l’Asilo e le migrazioni Mark Harbers ha infatti dichiarato che “finché non ci saranno accordi europei su soluzioni strutturali per i migranti a bordo di barconi i Paesi Bassi non prenderanno parte a soluzioni ad hoc”.

Ci risiamo. Ancora una volta l’Unione Europea, o meglio, gli Stati che la compongono, si rifiutano di distribuire gli immigrati nei loro territori, si dimostrano egoisti e totalmente indifferenti verso questi disperati, ma più in generale, verso la gestione dell’immigrazione. Perché è proprio questo il punto. Sono davvero 47 persone il problema? Ovviamente no. Ma è anche vero che limitarsi a dire questo sarebbe avere una visione dei flussi migratori a breve, anzi brevissimo termine. La politica, per dare finalmente delle risposte concrete, dovrebbe invece cominciare a ragionare a lungo termine. La soluzione non è “far entrare tutti”, pensando che l’accoglienza e l’integrazione siano semplicemente starsene sulle coste a braccia aperte senza curarsi poi di come distribuire queste persone. Ma non lo è nemmeno lasciare in mare per chissà quanto tempo ancora una nave carica di uomini, donne e bambini che soffrono come bestie.

Se l’Unione Europea è davvero una comunità, allora si metta a lavorare, a cooperare per ridistribuire gli immigrati sbarcati nei nostri Paesi, per riformare l’intero sistema di accoglienza. Ed è meglio che lo faccia in fretta, perché sicuramente la non-gestione di questo fenomeno si ripercuoterà sulle elezione europee di maggio.

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