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Sleepy Joe…not so sleepy!

Sleepy Joe, lo ha ribattezzato Donald Trump con i suoi tweet da spettatore che se la gode sulla poltrona al 1600 di Pennsylvania avenue. Ebbene Joe Biden pare si sia destato dal suo pisolino, il nostro Joe pare ora avere delle ottime chances di successo, dopo aver dovuto subire una sfibrante campagna mediatica, causata dalle sue ingenuità comunicative e dai suoi atteggiamenti ormai vetusti.

Qualche errore di pronuncia, uno scampato scandalo dal sapore di #metoo, il “best vice-president ever” di obamiana memoria si è ripreso il palco della politica democratica americana.

Dopo il recente SuperTuesday della scorsa settimana, Biden ha infatti ridefinito i rapporti di forza tra lui e il suo avversario alla nomination democratica, Bernie Sanders, dato fino a poco tempo come il favorito nella corsa tra i democratici.

Infatti, la recente vittoria di Biden nel South Carolina, dovuta al sostanziale apporto degli elettori afroamericani, ha ridato ossigeno ad una campagna elettorale in affanno.

Nello stato del sud infatti, Biden si è imposto come candidato di riferimento per la componente afroamericana dell’elettorato, aiutato in ciò dalla sua vicinanza a Barack Obama, il quale sembra essersi mobilitato con tutte le sue risorse in aiuto del suo vecchio amico.

In molti infatti, ritengono decisivi i numerosi endorsement ricevuti da Biden in questa fase della campagna elettorale.

Primo tra tutti quello di James Clyburn volto potente della politica nell’America nera, ma a Biden non sono mancate le dichiarazioni di sostegno dell’ala moderata del partito democratico, tra i quali quello di Beto O’Rurke, Amy Klobuchar e Pete Buttigieg.

Di contro invece, a detta dei malevoli, Bernie Sanders ha dovuto scontare gli effetti negativi di ritiro strategico dalla corsa alla nomination della senatrice Elizabeth Warren, la quale ha deciso per il ritiro solo giovedì, sottraendo voti dunque al candidato della sinistra democratica, che ha così visto ridimensionate le sue chances.

Joe Biden ha visto poi il partito fare quadrato attorno alla sua figura, vista dai più come una leadership tranquilla e su cui fare affidamento, e a cui sono venuti in soccorso la maggior parte dei candidati moderati del partito.

Risultato non scontato visto il precedente del partito Repubblicano che quattro anni fa non riuscì ad impedire la nomination di un candidato anti-establishment, a favore di un volto moderato anche tra i repubblicani.

Biden ha ora dalla sua un buon numero di delegati, grazie alla sua vittoria della settimana scorsa, che gli ha conferito la vittoria in 10 stati dei 14 in palio. Ma il combustibile per la sua corsa non è finito qui, i prossimi stati a votare saranno infatti Mississippi e Missuri, tradizionalmente moderati e quindi facilmente contendibili a Sanders.

Inoltre, l’avversario di Sanders può ora contare sull’importante ritiro dalla corsa alla nomination, dell’ingombrante Mike Bloomberg, il quale non ha fatto poi mancare il sostegno alla candidatura dell’amico Joe.

Insomma, Biden, a meno di sorprese future, cosa che dopo l’elezione di Donald Trump nessuno si sogna di escludere, potrebbe facilmente giungere alla nomination democratica per la corsa alla Casa Bianca.

Il suo elettorato di riferimento è tra gli over 45 e tra gli afroamericani, ma Biden ha presa anche sul blocco forse più importante nell’elettorato americano in fatto di estensione, la middle class.

Al suo vice infatti, Obama deve il sostegno dei white blue collars, la classe operaia del Midwest che vedendo in Biden il suo riferimento, ha dato slancio alla candidatura del ticket Obama- Biden.

Qualora Biden riesca a riaffermare il suo primato su tale elettorato, egli non solo riuscirebbe ad imporsi nel suo partito, ma diverrebbe addirittura un ostico avversario per Donald Trump.

Non è un mistero poi che la candidatura di “Middle Class Joe” non abbia un grande appeal tra i giovani, in special modo tra gli studenti universitari che vedono invece nel fervore di Bernie Sanders la possibilità se non la promessa di infrangere lo status quo delle società americana.

Per riuscire dunque a diventare un candidato capace di raccogliere dietro a sé una coalizione capace di portarlo oltre alla nomination, ed infine all’elezione di Presidente, Biden dovrà convincere i suoi possibili sostenitori che la sua, non sarà una presidenza semplicemente non trumpista, ma invece una leadership capace di sviluppare una politica più inclusiva, capace appunto di forzare lo status quo.

In questo, decisivo sarà il suo modo di reinterpretare l’eredità di Barack Obama, di cui Biden si ritiene legittimo depositario.

 Sanità, sostegno alla classe media, integrazione: questi saranno i suoi cavalli di battaglia, nel proporre la sua idea di futuro, Biden non potrà che guardare al passato, all’idea di America che si fregia di aver contribuito a creare con Barack Obama.

Ma nel proporsi come l’uomo della provvidenza, il moderato capace di sfidare Trump, sostenuto da minoranze, classe operaia e partito, Biden non dimentica di dire la sua sul ruolo degli Usa post-Trump.

L’America, possibilmente, alla guida di un democratico poco rivoluzionario ma molto moderato, non potrà secondo lui, non riprendersi il suo posto nel mondo.

Per Joe Biden, inserito nella tradizione dei politici che intendono i valori americani come universali, gli Stati Uniti dovranno tornare alla loro dimensione di grande arbitro della scena internazionale, il nostro ex vice-president vuole lanciare un segnale: con lui, gli Stati Uniti, torneranno a essere gli Stati Uniti.

E non c’è dubbio che un tale messaggio sia stato colto, ben oltre i confini delle primarie democratiche

Insomma, il nostro Sleepy Joe, si è destato dalla sua veglia profonda, desideroso di mostrare all’America il suo sogno, chissà che non ci riesca…not so sleepy Joe in the end!

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