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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

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Una donna per unirli tutti

Si dice che per scoprire la propria identità si debba tornare alle proprie origini, ripercorrere i passi della propria storia per comprendere quanta strada è stata percorsa e perché questa via impervia è stata intrapresa.

Questo è il dovere di noi giovani europei che, all’alba di un mondo in bilico tra pace e guerra, tra ricchezza e povertà, tra vita e distruzione, dobbiamo scegliere il nostro futuro.

In queste brevi, ma intense, settimane del 2020 abbiamo assistito ai terribili esiti dei cambiamenti climatici in Italia, al duro scontro tra Iran e USA e al nuovo emergere della crisi libica.

Troppi cambiamenti che non possono passare inosservati.

Ed è, dunque, ora che è necessario tornare alle origini, rinvenire il significato antico e profondo della parola Europa e del sentimento europeo.

Questi, non a caso, nascono dalle ceneri di una guerra che ha diviso il mondo, dalla morte e dalla distruzione, da un incubo, da errori che hanno marchiato con il fuoco e con il sangue il nostro Paese e tanti Stati dell’attuale Unione. Da tutto ciò nasce l’esigenza di evitare che i medesimi errori del passato si ripetano.

La seconda guerra mondiale ed il razzismo che ad essa si è accompagnato sono stati sconfitti ed è grazie all’Europa, finalmente unita, che, infine, nei nostri lidi è giunta la tanto agognata pace.

E di pace ne doveva sapere qualcosa anche una delle donne fondatrici della nostra Unione, Simone Veil.

Ebrea francese, a soli diciassette anni è deportata nel lager di Auschwitz e poi a Bergen Belsen. Finita la guerra, lei e le sorelle tornarono a casa, mentre i genitori e il fratello perirono nei campi. Una volta tornata in Francia, iniziò a studiare giurisprudenza e da allora la sua vita fu all’insegna dell’impegno civile e sociale. Divenne magistrato e nel 1975 si fece promotrice della legge che introdusse l’aborto, al punto che tale provvedimento normativo rimase principalmente noto come “loi Veil”.

Intrapresa, dunque, la carriera politica, Veil si impegnò fortemente a sostenere l’Unione europea e il cammino di integrazione che essa portava con sé. Non poteva sopportare l’idea di una nuova guerra e il suo sforzo venne ricompensato. Fu eletta al Parlamento europeo e ne divenne la prima Presidente donna.

Un tale cammino non ci dovrebbe stupire. Chi ha visto e affrontato la vera paura e il vero dolore riesce a comprendere il potere e la forza dell’unità, sa cosa voglia dire la parola “impegno” e conosce appieno il significato del termine “rispetto”. Valori oggi facilmente dimenticati, dai politici come da noi cittadini.

È, infatti, necessario a questo punto fare un rapido esame di coscienza: se questo è lo stato attuale della nostra classe dirigente non ne siamo anche noi responsabili? Se la forza di volontà e le capacità mancano a questi soggetti, non è perché anche noi non vi prestiamo più attenzione?

Non possiamo stupirci che non ci sono più personalità del calibro dei padri – e madri – fondatori – e fondatrici – dell’Unione europea.

Da quando, però, abbiamo smesso di credere nei valori e nella cultura, nel rispetto per se stessi e per il prossimo e nella civiltà?

A questo non so dare una risposta, sarei altrimenti capace di diagnosticare il male che affligge la nostra società. Non sono un medico, cercare la diagnosi di un male che pare essere incurabile non è il mio compito.

Da giurista e da cittadina quale sono, però, ho il compito – oltre che il dovere e la possibilità – di cercare una risposta positiva a questi fatti.

E la mia risposta risiede in alcune parole di Simone Veil: “è indispensabile, qualunque siano i nostri sentimenti personali, riuscire a non dimenticare né a nascondere il passato, ma fare di tutto perché le generazioni a venire non patiscano quello che abbiamo vissuto noi”.

Guardare al passato per viaggiare verso il futuro assume un valore se conosciamo noi stessi e se ci impegniamo a fondo in un obiettivo ben preciso. E l’unità certo può essere una finalità cui aspirare. 

Per questo credo che al giorno d’oggi sia necessario far rivivere la cultura europea attraverso una scelta di ideali cui informare la propria esistenza, come cittadini europei consapevoli e fieri del nostro passato e del futuro.

Dobbiamo, dunque, farci portatori di una nuova sensibilità se vogliamo cambiare il mondo, come Simone Veil ha fatto ormai quarant’anni fa agli albori del diritto comunitario.

Ed è dal suo esempio che le nuove generazioni dovrebbero trarre ispirazione per trovare se stesse.

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