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Politica interna

Una nuova guida per l’UE

L’elezione del nuovo Presidente della Commissione Europea, Ursula Van der Leyen, ha dato il via a nuove tensioni tra le forze politiche che reggono la maggioranza italiana. La Lega, infatti, guidata da Matteo Salvini, ha votato contro la scelta di questa nuova guida della Commissione, a differenza del Movimento Cinque Stelle che si è schierato a suo favore, vedendosi allineato alle posizioni espresse dal Partito Democratico e da Forza Italia. Ciò si configura come un vero e proprio segnale di divisione all’interno della compagine di Governo, che ad oggi si è trovata in disaccordo su molti fronti. Nonostante ciò, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è espresso con parole dure in merito: ha voluto richiamare all’unità e al compito che gli è stato affidato, di guidare il nostro Paese in questi cinque anni, lavorando anche e soprattutto in Europa per cercare di far riconquistare all’Italia il suo posto nell’Unione.

“L’Europa vuole assumersi le sue responsabilità nel mondo: siamo 28 e dobbiamo lavorare tutti insieme e questa è la bellezza dell’Europa. A volte è difficile trovare dei compromessi, ma voglio che la Commissione sia forte, assertiva e attiva e la sua composizione deve riflettere questo”, ha dichiarato con convinzione la candidata alla Presidenza della Commissione, infine eletta. “Cooperazione” sembra essere la parola d’ordine in questo momento storico: il richiamo all’unità e all’origine della nostra storia si rende necessario dalle troppe divisioni e dalla spinta sovranista presente in Europa.

“Voglio garantire che in una economia sociale di mercato ogni persona che lavora a tempo pieno possa avere un salario minimo che garantisca una vita dignitosa”, ha inoltre affermato la donna, riuscendo così ad unire non solo i sovranisti guidati da Viktor Orbàn, ma anche la fazione di Emmanuel Macron, europeista e spinta verso il futuro. “Per me solamente una cosa è importante: l’Europa va rafforzata e chi la vuole fare fiorire mi avrà dalla sua parte, ma chi vuole indebolire questa Europa troverà in me una dura nemica”, spiega la candidata designata dai Ventotto alla presidenza della Commissione europea.

Nel suo discorso inaugurale ha toccato molti punti dolenti della politica europea: da sempre anti russa ed europeista, la Von der Leyen ha ribadito la necessità di coesione tra tutti i Paesi dell’Unione in questo difficile momento storico e politico.

“Il Mediterraneo è diventato una delle frontiere più letali al mondo, in mare c’è l’obbligo di salvare le vite”, ha dichiarato con sicurezza, riscuotendo un certo successo manifestatosi con un caloroso applauso. La neo- eletta Presidente della Commissione europea ha, però, rammentato che la priorità resta salvare vite e ridurre l’immigrazione irregolare, lottare contro gli scafisti e chi guadagna sulla pelle dei migranti. È un equilibrio difficile da ottenere. Lo possiamo constatare dal fatto che ad oggi nessuna politica migratoria elaborata dal nostro Paese si sia rivelata efficace in tutto e per tutto.

L’ulteriore obiettivo di questi anni è anche di “lottare contro il crimine organizzato, tutelare il diritto di asilo e migliorare la condizione dei profughi per esempio tramite corridoi umanitari in stretta cooperazione con l’Onu”. Il suo obiettivo è di proporre un nuovo patto per la migrazione e l’asilo, incluso il rilancio della riforma di Dublino, a partire da un’opera di rafforzamento della Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Una riforma a gran voce e a lungo richiesta, un obiettivo a cui molti Paesi come l’Italia desidererebbero arrivare. Dopo le vicende, giudiziarie e non, nate dal caso Sea Watch sembra ormai indispensabile cercare di arrivare ad un compromesso se l’Italia desidera restare nell’Unione e avere un ruolo di primo piano nella politica europea.

“Presenterò un accordo verde per l’Europa nei primi cento giorni del mio mandato”, ha continuato la candidata alla Presidenza della Commissione. “Una delle sfide pressanti per l’Unione Europea è mantenere il pianeta sano. È la più grande responsabilità e opportunità del nostro tempo”, ha sottolineato Von der Leyen. Non è un mistero che ormai il cambiamento climatico sia una realtà da combattere ogni giorno, con riforme e piani per il futuro inerenti la diminuzione delle sostanze inquinanti e la protezione della fauna e flora marina. Vedere i nostri mari ed oceani invasi dalla plastica e dai rifiuti è uno spettacolo a dir poco raccapricciante ed è compito di tutti, ma anche è sicuramente in primo luogo dell’Unione Europea, contribuire a questa spinta verso l’economia verde.

Per quanto riguarda il patto di stabilità “servono riforme e investimenti. Dobbiamo far sì che possa essere utilizzata a questo fine tutta la flessibilità prevista dalle regole. Non è il popolo che serve l’economia, ma è l’economia che è al servizio del nostro popolo”, ha aggiunto infine Von der Leyen, pronta a dare nuovo slancio anche al sistema economico del nostro Paese, non senza tenere l’Italia “sotto stretta osservazione”. È uno slancio verso l’unità: non si vogliono tagliare fuori dall’Unione dei Paesi, non si vogliono perdere Stati come la Gran Bretagna e l’incubo di un’altra “Brexit” è sempre alle porte. E per tenere i recalcitranti e capricciosi Stati europei uniti e coesi è necessario cercare di dare loro maggior spazio di manovra nelle spese a favore della popolazione, senza dimenticare però che ci sono comunque dei limiti all’indebitamento da rispettare e delle regole da seguire.

Del resto, non può che essere questa la politica seguita da un’ex ministro tedesco della difesa e della famiglia, che si autodefinisce europeista convinta e pragmatica, appassionatamente atlantica e anti russa.

Ha raggiunto un primo obiettivo: riuscire ad ottenere il consenso per la sua elezione in un Parlamento diviso e litigioso. Da vedere è se riuscirà a portare avanti il suo programma, in una commissione fortemente disomogenea.

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