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Frammenti di mondo

Una Russia ancora più autocratica

Mentre l’intera Europa è in subbuglio per via della crisi sanitaria legata al coronavirus, in Russia è in via di approvazione parlamentare una riforma costituzionale importante, che Putin ha presentato come tentativo di rafforzare la figura del Primo Ministro, debolissima secondo l’attuale carta costituzionale semipresidenziale. Molti analisti però vedono in questa riforma un tentativo di aggirare il limite di due mandati consecutivi imposto, che porterebbe il Presidente della federazione russa a non potersi ricandidare alle prossime elezioni del 2024. Se inizialmente si pensava che Putin provasse a svuotare la carica presidenziale di poteri significativi per poi assumere quella di Primo Ministro – ruolo del resto già ricoperto dal 2008 al 2012 -, un emendamento presentato dalla fedelissima deputata Valentina Tereshkova e poi approvato dal parlamento ha cambiato le carte in tavola, in quanto ha posto l’inizio del conteggio dei due mandati a dopo l’approvazione della riforma. In pratica, Putin, dall’entrata in vigore nel 2024 delle modifiche costituzionali, potrebbe in teoria rimanere in carica per altri due mandati, fino al 2036, quando il Presidente sarà più che ottantenne.

Dopo l’approvazione della Corte Costituzionale, per il dittatore il referendum popolare sembra solo una formalità, con le opposizioni non in grado di protestare efficacemente anche per via delle misure restrittive imposte in risposta al coronavirus. Se, come sembra, la riforma passasse il voto e Putin si ricandidasse e vincesse in entrambe le occasioni, lui potrebbe divenire il più longevo capo di Stato russo, superando Stalin. Quali sono quindi i possibili scenari futuri per il Paese più grande del mondo e quali ripercussioni avranno sul suo rapporto con l’Europa? Sicuramente, tutto ciò diminuisce di molto la possibilità di vedere in un futuro prossimo una Russia democratica e amica dell’Unione Europea.

Ormai sembra chiaro che Putin governerà in maniera autocratica il Paese quasi fino alla sua morte. A quel punto però la situazione diventa più complicata da predire. Il Presidente infatti è riuscito a rimanere così tanto al potere grazie al suo acume politico ed al suo innegabile carisma, doti molto rare. Al momento, è difficile individuare un possibile successore alla sua altezza, capace di unire il Paese nello stesso modo e di tenerlo sotto il suo guanto di ferro. Interpretabili in questi termini sono anche le sue parole a commentare l’emendamento, in cui dice che lascerà la presidenza solo quando la Russia sarà pronta.

Vi è la possibilità che Putin stia cercando di agire come Franco in Spagna, ovvero, nel caso non si palesi nessun possibile successore, voglia “donare” la democrazia alla Russia, usando il suo ultimo mandato come periodo di transizione. In questo senso, vedremmo probabilmente comparire delle figure di garanzia che avrebbero il compito di traghettatori, come lo è stata la monarchia in Spagna, seguite da riforme costituzionali più o meno progressive volte a smontare la macchina del regime putiniano. Il risultato sarebbe una Russia democratica intorno all’anno 2036.

Predire il futuro è difficile, ma su una cosa si è sicuri: un giorno il gigante russo diventerà, per la prima volta nella sua storia, pienamente democratico. A quel punto, la vera sfida dell’Europa sarà quella di non commettere gli stessi errori degli anni 90 e riuscire, con la propria potenza normativa ed economica, ad integrare sempre di più il Paese nelle istituzioni europee, per evitare che ricada nelle tenebre di una dittatura.

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