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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Cultura, Frammenti di mondo

Viaggio tra i sovranismi

In tutto l’occidente i sovranismi attecchiscono nelle regioni penalizzate dalla globalizzazione e dalla concorrenza di nuovi produttori. In Europa le politiche di riequilibrio territoriale non bastano e serve anche riscoprire i valori di fondo del progetto di integrazione

Ci sono economisti che sanno raccontare. Fanno un uso moderato dei ferri del mestiere e cercano di comunicare con i lettori attraverso la semplice arte della narrazione. Non sono molti, ma ci sono. Appartiene a questa singolare categoria di studiosi Enrico Moretti, emigrato negli Usa ancora giovane e attualmente docente all’Università di Berkeley in California. E’ diventato celebre nel 2012, quando ha pubblicato per Mondadori La nuova geografia del lavoro, una corposa ricerca sull’economia delle principali città americane, che laprestigiosa rivista Forbes ha definito “il più importante libro dell’anno”.

Nell’introduzione, presenta il caso di un ingegnere con un buon lavoro ed una bella casa a Menlo Park nella Silicon Valley, che nel 1969 decide di trasferirsi a Visalia, un centro più piccolo e tranquillo ad un paio d’ore d’auto più a sud. Al momento della scelta le differenze tra le due città non erano marcate. Quella che stava lasciando ospitava famiglie di classe media e redditi medio-bassi, mentre quella che stava per raggiungere aveva una antica vocazione agricola integrata da piccole unità manifatturiere. Dopo una trentina d’anni i due centri erano irriconoscibili. Silicon Valley era diventata quella che conosciamo oggi, uno dei maggiori poli di sviluppo economico e tecnologico del pianeta. Visalia aveva seguito un percorso diametralmente opposto, con una bassissima presenza di laureati, modesti salari, scuole di infimo livello ed una organizzazione civile infiltrata dalla malavita.

La scelta del giovane ingegnere era stata pertanto infelice per la sua carriera e nessuno la farebbe oggi che le due città appartengono a pianeti diversi. Menlo Park e Visalia non sono casi isolati, ma sono rappresentative di una evoluzione riscontrabile in molte altre parti del territorio Usa. Ovunque stanno emergendo poli d’attrazione con una solida dotazione di capitale umano, capacità di ricerca, mezzi finanziari, mentre all’opposto vi sono città che prive di queste risorse hanno imboccato la strada del declino. La mappa economica americana si può conseguentemente rappresentare su due livelli. Ad un estremo, gli hub dell’innovazione con in testa Stanford, Washington, Boston, Madison; all’altro città come Visalia precipitata al 304esimo posto nella classifica delle 306 città indagate. In mezzo un “flottante” di città che non hanno ancora preso una strada definitiva, non avendo le risorse per agganciarsi alle prime e non volendo peraltro precipitare tra le seconde. Negli anni immediatamente successivi al libro sarebbero emerse le conseguenze politiche di questa situazione. In Michigan, Ohio, Pensilvania, nei territori della “rust belt” impoveriti dalla scomparsa di molte manifatture tradizionali, avrebbe pescato voti a piene mani Donald Trump, proponendosi come avversario della globalizzazione e perfino dello sviluppo tecnologico.

Sui riflessi politici della nuova geografia dello sviluppo, si sofferma diffusamente un altro economista italiano con un libro più recente, accostabile al primo per l’impronta narrativa (Gianmarco Ottaviano – Geografia economica dell’Europa sovranista, Laterza 2019). In questo caso, per cogliere l’importanza delle diversità territoriali non è necessario percorrere grandi distanze. I turisti che vanno a Londra non possono fare a meno di visitare i raffinati Kensington Gardens e di dare un’occhiata al Kensington Palace, storica residenza dei Windsor e adesso di William e Kate con i loro tre figli. Camminando mezz’ora, si raggiunge la Grenfell Tower, un torrione di edilizia popolare inaugurato a metà degli anni ’70, tristemente famoso per essere andato a fuoco un paio d’anni fa causando la morte di 72 persone fra cui una giovane coppia di architetti trevigiani. E’ al centro di una zona di storici bassifondi nota come Notting Dale (Valle di Notting) e per arrivarci basta scavalcare Notting Hill (Collina di Notting) resa celebre da un fortunato film. I contrasti non potrebbero essere più forti. Nonostante i progetti di riqualificazione, di cui la Tower era espressione, ha continuato a mantenere la sua natura proletaria, ad accogliere migranti e a coltivare attività precarie a basso reddito. La sola cosa che la Valle ha in comune con Kensington e la Collina è il Municipio, sicchè non sono disponibili dati elettorali separati. Però l’accostamento è sintomatico di un Paese diviso e aiuta a capire perché al referendum per la brexit il 51,8% ha votato per il leave ed il 48,1% per il remain.

Di simili contrapposizioni è costellata l’Europa. In Francia, Lione deve la sua prosperità all’alta tecnologia, alla disponibilità di lavoratori qualificati e ad un’eccellente Università. Nel secondo turno delle presidenziali del 2017, l’84% dei voti è andato a Macron e alle sue idee europeiste e nello stesso modo si sono comportate Grenoble, Bordeaux, Lille, Montpellier. Basta però spostarsi di qualche decina di km per trovare città come Décine-Charpieu e Colombier-Saugnieu emarginate dai processi globali e controllate dalla destra radicale di Marine Le Pen. Esempi analoghi si possono trovare in diversi altri Paesi, in Portogallo, Finlandia, Austria, la stessa Italia, tutti concordanti con il fatto che il nuovo sviluppo economico procede attraverso la concentrazione territoriale di competenze e attività avanzate, con le inevitabili ricadute politiche.

Le ultime pagine sono dedicate alla Ue. Il progetto di integrazione è nato per promuovere uno sviluppo inclusivo e ha finito invece per accentuare le divergenze. La crescita delle zone più dinamiche non si è trasmessa agli altri territori, fallendo gli obiettivi inseguiti con i fondi di sviluppo regionale. Un problema economico, quindi? Risolto questo, avremmo l’integrazione? La risposta di Ottaviano, bocconiano come Moretti e più o meno coetaneo, è no. Anche se oggi si può comprare e vendere quasi tutto, è evidente che l’economia non basta. Vi sono beni che si sottraggono al mercato e appartengono alla sfera dei valori, come la dignità, la solidarietà, i diritti fondamentali. Sono valori scritti negli statuti dell’Unione e sono questi che possono fare l’Europa, se i suoi leader li portano al centro della dialettica tra Bruxelles e le diverse capitali. Una dialettica che purtroppo si è molto affievolita nella scorsa legislatura e fatica a superare polemiche e divisioni in quella appena iniziata.

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