L’indole dell’Uomo è ottenebrata da enigmi astrusi, pressappoco insolubili: è comprensibile, dunque, l’elevata difficoltà congiunta alla cosciente analisi e alla piena comprensione del processo storico, il quale si sostanzia – inglobandole ed intrecciandole secondo fogge assai singolari – attraverso le molteplici vicissitudini cui l’Uomo ha assistito e partecipato, sempre destinato al complesso ruolo di spettatore che spalanca le palpebre e di attore che interpreta la parte del protagonista. Il colpo di Stato che ha scosso la Turchia tra il 15 ed il 16 luglio testimonia, benché sia poi fallito, quale potenza sgorghi dal solenne incedere che denota gli spostamenti della Storia: durante una singola nottata, infatti, vortici strutturati da azioni convulse si sono propagati tra Istanbul ed Ankara, così incidendo solchi indelebili, azioni che scivoleranno tra i dedali della Coscienza umana e che lì si depositeranno, rilievi fermi ed irrequieti ad un tempo: silenti, ma eloquenti. Interrogare istanti simili è doveroso perché umanamente ragionevole e costruttivo, ma prima d’approcciarsi a tale gesto – movimento tramite il quale è possibile cogliere la Storia – occorre una sintetica contemplazione dei fatti verificatisi: intorno alle ore 22.00 del 15 luglio 2016 alcune fazioni dell’Esercito turco, coalizzatesi con l’intento di ribaltare il governo guidato da Recep Erdoğan – democraticamente eletto nel 2014, ma ritenuto pericolosamente reazionario ed autoritario –, chiudono due ponti sul Bosforo e avviano quindi un golpe: si verificano scontri con le forze favorevoli al presidente turco, azioni finalizzate ad ostruire l’uso dei mezzi di comunicazione, chiusure coatte degli aeroporti, svariate esplosioni e numerose uccisioni; infine, però, il colpo fallisce: alle 5.30 del 16 luglio 2016 Recep Erdoğan torna ad Istanbul e acquisisce nuovamente il controllo della propria carica, appoggiato soprattutto – nonostante le manovre fortemente controverse condotte dal medesimo durante il corso del proprio mandato presidenziale – dai tanti musulmani residenti in Turchia.

            Ebbene, le domande da porre ora sono la seguenti, tutte riconducibili al gesto di cui prima: come rapportarsi ad un evento simile? Come leggere, dunque, un colpo di Stato? Quale valore assegnare ad un atto contraddistinto da simili peculiarità?

            Il colpo di Stato assolutamente inteso può essere afferrato con piena ed equilibrata cognizione attraverso l’impiego di cinque piani diversi, ossia i seguenti: il piano puramente storico, il piano estesamente filosofico, il piano giuridico, il piano strettamente politico – il quale, pur essendo vincolato a quello filosofico, occupa una posizione a sé stante –, e il piano umano.

La prospettiva puramente storica recepisce il colpo di Stato come fatto individuabile nel tempo e nella sostanza, ossia come avvenimento che dipende da cause e che genera effetti, come momento caratterizzato da tratti riconducibili alla definizione secondo la quale il colpo di Stato è un’azione generalmente violenta che viene condotta da un gruppo di soggetti animati dall’intento di rovesciare un determinato regime, istituendone un altro – nel caso costituito dal golpe descritto precedentemente, alcune fazioni dell’Esercito hanno tentato di sabotare in maniera irruenta il governo guidato da Erdoğan perché mosse dalla volontà di proteggere gli ideali laici che i militari turchi dovrebbero tutelare. Il piano estesamente filosofico, colto il fatto storico, posiziona il medesimo all’interno di un’architettura complessa, ossia il sistema interpretativo, il quale dipende dai presupposti abbracciati dal pensatore: Hobbes e Rousseau condannerebbero severamente il colpo di Stato, perché terribile minaccia per l’intero ordine sociale; Alfieri, se il colpo fosse teso alla distruzione di una tirannide, ne sarebbe sedotto dalla titanica potenza; Hegel lo considererebbe una mossa astutamente programmata dalla Storia; Schopenhauer lo collocherebbe all’interno dell’infinita tragedia vissuta dall’Uomo. (Ovviamente, le ipotesi qui presentate sono pervase da una certa spontaneità: non debbono essere considerate con spirito troppo pedante.) Il piano giuridico – che dev’essere rapportato a quello politico – prevede la considerazione della natura che informa il Diritto, il quale è permeato da un’essenza dialogico-dialettica retta dalla presenza del Logos, che è individuazione, raffronto e congiunzione ad un tempo: la violenza propria del colpo di Stato, dunque, non s’accorda con il carattere del Diritto; tuttavia, all’analisi del piano giuridico dev’essere subito affiancata – come specificato – la disamina concernente il piano politico, prospettiva capace di modificare i termini entro i quali è stata posta la questione: possono verificarsi colpi di Stato condotti con l’intento di scacciare la violenza propria di un certo regime attraverso una violenza inevitabile, ma finalizzata al successivo conseguimento di un ordinamento vicino alle peculiarità tipiche del Diritto. Più generalmente, la prospettiva politica, siccome è basata su ideali e principî, consente lo sviluppo di giudizi non necessariamente dipendenti dalla considerazione del Diritto: allora, benché il colpo di Stato sia un atto denotato da una singolare brutalità, mediante la prospettiva politica il singolo può distinguere secondo i propri canoni tra colpi dal valore generalmente positivo e colpi dalle conseguenze complessivamente negative – ecco, quindi, che, tornando al golpe turco, risulta possibile il profilarsi di soggetti che, essendo favorevoli al governo di Erdoğan, condannano il colpo di Stato, e di soggetti che, essendo sfavorevoli al governo di Erdoğan, avrebbero preferito il trionfo dei golpisti. Il piano umano, che può facilmente esser accostato alle prospettive sinora descritte, è costituito da impeti, slanci, gioie, dolori e tormenti: è, essenzialmente, il piano che condensa in sé l’insieme di reazioni pienamente umane che chiunque, dinanzi ad un fatto sconvolgente quanto un colpo di Stato, avverte: il cittadino commosso dal trionfo dei propri ideali, la madre straziata dalla perdita del figlio che ha combattuto, l’estraneo che osserva dinanzi alla televisione lo svolgimento del colpo, ansioso e scosso dall’ampiezza roboante dei fatti che si stanno verificando.

            Cogliere la Storia, in conclusione, richiede meditazioni attente ed articolate: un gesto al quale nessuno dovrebbe rinunciare, perché l’Uomo è parte di una rete fitta ed ingarbugliata, una trama nella quale soltanto chi protende i propri pensieri verso la consapevolezza riesce ad evitare i mali derivanti dall’angoscia dell’Ignoto.

 

COGNITIO∙SOLACIUM∙EST