Sono passati diversi giorni da quando il giovane Joseph Kennedy III ha replicato al discorso sull’Unione di Donald Trump. Il deputato democratico del Massachusetts ha pronunciato parole dure, anche e soprattutto su temi quali l’immigrazione e lo smantellamento dell’Obamacare voluto dal Presidente in carica. Da tempo oramai il discendente di una delle famiglie più potenti d’America si è battuto per rilanciare l’immagine del partito cui appartiene e sembra che abbia prodotto qualche risultato.

“Bullies may land a punch. They might leave a mark. But they have never, not once, in the history of our United States, managed to match the strenght and spirit of a people united in defense of their future”, queste sono le parole dell’uomo, che ha poi aggiunto “questa amministrazione non sta solo minando le leggi che ci proteggono, sta minando l’idea stessa che siamo tutti degni di protezione”.

Parole forti, che sembrano venire da un’altra epoca, che rievocano con forza quelle dei dreamers di ormai cinquanta anni fa, un mondo che apparteneva ancora a politici come JFK e Robert Kennedy, i primi democratici cattolici arrivati alla Casa Bianca, figli del vero sogno americano.

Discendenti di immigrati irlandesi e partiti dal nulla come tanti altri, si sono fatti strada in un mondo che ha riservato loro sorprese e dolori, tra cui anche il tragico assassinio del Presidente e di suo fratello. Ed è proprio dalla sua famiglia che parte il giovane Kennedy nel suo discorso contro il cosiddetto “Trumpcare”, il progetto che ha come fine ultimo lo smantellamento dell’ “Obamacare”, la riforma in ambito sanitario voluta dal predecessore di Trump e tanto osteggiata dal Presidente in carica. Il deputato democratico parla della democrazia come di una luce, di un cammino che non smette mai di risplendere e dell’importanza di mantenere viva nella memoria la storia degli Stati Uniti, di cui anche la “People’s House” è immagine, restando perennemente aperta alle telecamere, perché tutto il mondo possa vedere e sentirsi parte del dibattito all’interno della Camera e possa seguire con rinnovato vigore e amore i fatti della politica, che riguardano tutti, a prescindere dal credo religioso o dalla fede politica.

Parole ispirate e sentite quelle di Joe III, che nel suo discorso in risposta al Presidente Trump ha si è appellato agli ispanici, arrivando a pronunciare anche alcune parole in spagnolo, per rassicurare che questa comunità non sarà abbandonata.

“Non è ciò che siamo”, ha sottolineato con forza Kennedy, riferendosi alla paura e alla diffidenza che serpeggiano negli Stati Uniti, sentimenti che a suo dire non appartengono al popolo americano.

Alla base della vita degli americani ci dovrebbe essere una promessa, di solidarietà, di libertà, di uguaglianza, di ricerca della felicità, che deve investire tutti gli strati della popolazione, dai ricchi ai poveri, dai bianchi ai neri, dagli eterosessuali alle comunità LGTB.

Perché oggi ci sono, invece, divisioni e contrasti? È solo colpa della presidenza Trump?

Probabilmente in USA vi erano già forti tensioni dovute all’immigrazione e alle precarie condizioni di vita di certe fasce della popolazione e la campagna, elettorale e non, di Donald Trump non ha fatto altro che alimentare questi sentimenti.

Un mondo strano e diviso quello dell’America che conosciamo oggi, non troppo diverso forse da quello cui andarono incontro a loro tempo i primi Kennedy, che dovettero fronteggiare la guerra fredda, la rivoluzione cubana e la questione razziale. Mai come oggi sembrano attuali le parole di JFK, che nel suo “civil rights speech” si appellò a tutti gli Americani, per ricordare loro che, quando i diritti di un solo uomo sono limitati, anche tutti gli altri uomini vedranno sacrificate le garanzie che la Costituzione loro dà.

Oggi questi problemi sembrano solo un vago ricordo, eppure il loro midollo, ciò che dà loro origine, non è ancora svanito. È la paura ciò che rende questi fantasmi reali, che li fa sembrare più vicini a noi di quanto in realtà essi siano.

Numerose sono le sfide che la presidenza Trump lascia aperte: l’ulteriore riforma in ambito sanitario, molto osteggiata e criticata dalla minoranza; la questione dell’immigrazione e il Muslim Ban. Tutti provvedimenti criticati dall’opinione pubblica e dai media e certo non di facile definizione. Una lotta ancora aperta, dunque, su importanti temi tra repubblicani e democratici, che cercano disperatamente un leader giovane e carismatico.

E oggi ci si interroga se il giovane erede dei Kennedy possa competere con i repubblicani nelle prossime elezioni, facendo sue le parole del nonno: “ci sono coloro che guardano le cose come sono e si chiedono perché. Io sogno cose che non ci sono mai state e mi chiedo perché no”.