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Pigafetta 500

Il 20 settembre 1519, Antonio Pigafetta si imbarcava con la flotta di Ferdinando Magellano e iniziava il suo drammatico viaggio attorno al mondo. Il primo che un uomo avesse mai tentato. Vicenza si appresta a celebrare la ricorrenza come occasione di valorizzazione del proprio patrimonio storico e culturale

Vicenza si prepara a celebrare il quinto centenario del viaggio intorno al mondo di Antonio Pigafetta. Ancora un anno fa si è costituita una apposita Associazione, che ha elaborato un corposo programma in collaborazione con gli Enti pubblici ed i principali operatori economici e culturali. Si comincerà venerdì 20 settembre, con l’intervento di autorità civili e religiose e la presentazione delle diverse iniziative in campo storico, scientifico, artistico e gastronomico.

I Pigafetta erano esuli fiorentini radicatisi in città in età medioevale. Si erano costruiti un palazzotto in centro storico ed erano presenti nel contado con altre residenze e proprietà terriere. Antonio apparteneva al ramo di Caltrano ed era figlio di Giovanni, figura eminente della vita pubblica e membro del Maggior Consiglio vicentino, che si sposò diverse volte. Per questo non vi è certezza sul nome della madre, anche se gli storici tendono ad individuarla in Lucia Muzan, nobildonna di Malo, e a collocare la sua data di nascita tra la fine del 1492 e l’inizio del 1493. E’ il primo dei molti misteri che avvolgono la sua vita.

Sappiamo comunque che in età giovanile fu assistente di Francesco Chiericati, alto prelato vicentino e ne seguì gli spostamenti in diverse città europee quando questi divenne nunzio apostolico sotto il papato di Leone X. Giunto a Siviglia, incrociò il suo destino. Nella città spagnola, sentì dire che era in preparazione una grande spedizione e che sarebbe stata affidata alla guida di Ferdinando Magellano, navigatore portoghese molto conosciuto ed esperto. Aveva già raggiunto più volte le Indie per partecipare a missioni militari ed anche per fornirsi di spezie parecchio apprezzate in Europa, ma lo aveva fatto doppiando il rischioso Capo di Buona Speranza. Questa volta intendeva raggiungerle andando verso ponente, nella ricerca di un passaggio che molti ritenevano esistesse ma nessuno aveva ancora trovato. Per questo aveva intavolato trattative prima con i portoghesi poi con gli spagnoli e alla fine era riuscito ad allestire una flotta di 5 navi e 250 uomini.

Mosso da curiosità e spirito d’avventura, Pigafetta si munì di alcune lettere di favore per la Casa de Contractation preposta alla organizzazione di tutte le spedizioni oltremare e si presentò a Magellano che lo assunse come criado, cioè uomo di fiducia non avendone probabilmente alcun bisogno. La flotta mosse da Siviglia scendendo il Guadalquivir il 10 agosto 1519  ed il successivo 20 settembre salpò dal porto di Sanlùcar de Barrameda, cominciando il suo drammatico viaggio.

Ne conosciamo le principali tappe. Dopo alcuni tentativi falliti lungo la costa argentina ed il naufragio di una prima nave (Santiago), il passaggio viene trovato all’estremo sud nel novembre 1520. Una seconda nave (San Antonio) diserta e torna indietro per essere la prima a dare la notizia in patria, mentre le altre proseguono e attraversano il Pacifico in condizioni di estrema indigenza. L’equipaggio viene decimato da privazioni e malattie e i sopravissuti sbarcano dopo tre mesi nelle Filippine. Nell’isola di Mactan, Magellano azzarda uno scontro con una tribù e viene trucidato con un gruppo di fedelissimi. Divenuta di troppo, una terza nave (Conception) viene bruciata e solo due raggiungono le Molucche nel novembre 1521. Fatta scorta di spezie, decidono di prendere direzioni diverse. La Trinidad si avventura verso oriente, ma viene spinta troppo a nord e per non perdersi deve tornare indietro, finendo per essere catturata dai portoghesi con quel che restava dell’equipaggio. La Victoria prende le rotte conosciute verso occidente, doppia il Capo di Buona Speranza e l’8 settembre 1522 arriva a Siviglia. Vi sbarcano solo in 18 compreso il nostro Pigafetta, uscito miracolosamente indenne da tante prove.

Riprese le forze, consegna a Carlo V le sue note di bordo, andate perdute. Si ritira quindi a Mantova ospite dei Gonzaga e comincia a scrivere il racconto del suo viaggio, che completa a Vicenza. Nel 1523 incontra il Doge Andrea Gritti e nella sala del Gran Consiglio di fronte all’intero collegio racconta la sua avventura. L’anno successivo riceve da Clemente VII l’invito a recarsi alla corte pontificia e torna poi a Venezia per chiedere un privilegio di 20 anni per la pubblicazione del libro. Lo ottiene in pochi giorni, ma della pubblicazione non si sa nulla. Risulta ancora vivente nel 1525, da un atto del padre che lo nomina suo esecutore testamentario ed è l’ultima notizia che abbiamo su di lui.

Nel 1526, o poco dopo, emerge una versione francese del viaggio seguita da altre tratte da questa. Soprattutto agli inizi dell’800 viene trovato nella Biblioteca Ambrosiana un manoscritto che sembra attendibile e viene divulgato in diverse lingue. Ma i dubbi sono tanti e pochi vi vedono le emozioni che avrebbe dovuto suscitare un’avventura così estrema. Alcuni lo considerano una sintesi mal fatta ed altri si spingono a denigrare l’autore come un mentecatto, un credulo, “uno che beve grosso”.

Non mancano quindi gli interrogativi sulla sua opera e sulla sua stessa figura. Non manca nemmeno il lavoro per l’Associazione che si ripromette di effettuare le ricerche del caso, dando continuità all’iniziativa assunta nel 1995 dalla Biblioteca Bertoliana, che ha meritoriamente chiamato a convegno i maggiori filologi italiani e allestito una mostra ricca di documenti d’epoca.

Soprattutto si prospetta una grande occasione per la nostra città, che viene assimilata al Palladio ma ha avuto in epoca di poco precedente altri figli illustri in un tratto di storia meno conosciuto. Lo ha condiviso con città e Paesi ugualmente interessati alla ricorrenza, con i quali può tessere relazioni di alto livello e dar vita a progetti di respiro europeo in un arco di tre anni. Vicenza è ricca di risorse e sta cercando di raccordarle con una organizzazione all’altezza del compito. Sa che se fallisce questo quinto centenario, è difficile che possa celebrare il sesto.

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