Forgiareidee sta conquistando un ruolo significativo nella vita culturale di Vicenza. Da qualche anno mette regolarmente in agenda una serie di eventi, con una formula leggera che prevede una parte conviviale presso un ristorante cittadino e a seguire una conversazione con personaggi impegnati nella vita pubblica, esperti di varie materie, autori di libri di successo. Tra i temi di maggior rilievo, l’Europa ha sempre suscitato interesse. Sul finire dello scorso anno, lo spunto è stato offerto dal libro di Andrea Garnero e Simona Milio “L’Unione divisa – Convergere per crescere insieme in Europa” (Il Mulino, 2014), con una discussione cui ha partecipato il nostro Presidente nazionale Giorgio Anselmi.
Venerdì 15 aprile scorso, è stata la volta del libro di  Alberto Majocchi “Un piano per l’Europa – Sviluppo sostenibile e occupazione” (Il Mulino, 2015). L’incontro è stato organizzato in collaborazione con la nostra sezione e con la partecipazione dell’autore, accademico con un prestigioso curriculum in varie Università europee e professore ordinario di Scienza delle Finanze in quella di Pavia. Sempre attento alla problematica europea, che lo ha portato in passato ad essere Segretario nazionale Mfe ed attualmente a ricoprire la carica di Vice Presidente del Centro studi sul federalismo di Torino, Majocchi ha introdotto la discussione ricordando i punti principali del suo lavoro. L’Europa non riesce ancora a darsi una politica economica appropriata e sconta il fatto che gli strumenti per influire sui processi di formazione del reddito e dell’occupazione sono in mano ai singoli Stati, nonostante l’adesione all’euro. I più elementari interventi fiscali e finanziari non possono trovare diretta applicazione a livello continentale e devono passare attraverso singole decisioni nazionali con perdita di gran parte della loro efficacia. Ne abbiamo avuto una prova nel 2008 quando gli Usa, responsabili della grande crisi e della sua diffusione a livello planetario, hanno reagito con prontezza immettendo nel mercato immense risorse tramite il Governo federale e la Federal Reserve. L’Europa non aveva né l’uno né l’altra ed ha reagito in ritardo e debolmente con strumenti come il Fondo salva Stati, che è servito a prestare soccorso ai Paesi in maggior difficoltà ma non ha dato alcun significativo impulso alla crescita.
Dopo questa esperienza, bisogna rivedere gli strumenti di politica economica e assieme a questi l’assetto istituzionale europeo. Di qui, l’idea di creare un Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione alimentato da risorse proprie a partire da un’imposta sulle transazioni finanziarie. Sarebbe un’imposta popolare che andrebbe incontro alla diffusa convinzione che all’origine della crisi vi siano gli eccessi della finanza speculativa, in grado di generare un gettito di 31 miliardi di euro l’anno tra gli 11 Paesi aderenti all’apposita Cooperazione rafforzata. Questo gettito potrebbe costituire la base per lanciare sul mercato euro project bond e reperire risorse fino a 300 – 400 miliardi destinabili ad investimenti pluriennali. Una seconda imposta, la carbon tax, potrebbe orientarli alle fonti d’energia rinnovabili, assieme alla produzione di beni pubblici materiali e immateriali nei settori delle infrastrutture, della ricerca e sviluppo, dell’ambiente e della cultura. Un’iniziativa di questo tipo consentirebbe di fare un importante passo verso l’unione fiscale ed un Tesoro europeo, rafforzando i poteri della Commissione.
Sono seguiti gli interventi di Paolo Gurisatti, docente di economia a Ca’ Foscari, che ha sottolineato l’importanza di una politica economica di ampio respiro, senza i vincoli dell’indebitamento caratteristico delle economie nazionali; e di Brando Benifei parlamentare europeo, che ha portato il focus sul difficile momento politico per il rischio Brexit, le continue violazioni degli accordi di Schengen, le divisioni sull’immigrazione, dando conto dell’impegno di Strasburgo.
Come di consueto, è stata poi data la parola ai presenti che hanno animato il dibattito, concordando sulla necessità di recuperare l’ideale europeo per non restare soli in un mondo sempre più difficile e pericoloso.